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ATELIERS DEI MONTI MARTANI
da un’idea di Bruno Toscano
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BRUNO TOSCANO, ACQUARELLI 2013 - 2014



Quando incontrai la prima volta Bruno Toscano, invitato ad una di quelle belle cene, in una di quelle belle case, nei bei dintorni di Spoleto, feci in modo che il corso della conversazione approdasse ai suoi inizi di studioso, che io fingevo di non sapere essere di scuola longhiana, per potere così goderne la memoria dalla viva voce di chi aveva respirato quell'aria a così alta temperatura culturale.

Non mi sembrava vero ascoltare pensieri sulla pittura così lontani dalle elucubrazioni intellettualistiche cui mi avevano abituato altri, pur importanti studiosi, ma che forse, nell'occuparsi di pittura in generale e della mia in particolare, eccedevano in interpretazioni iconologiche e culturalizzanti, rischiando spesso di perdere per strada la verità semplice della dimensione estetica della pittura, cioè poetica.

Ma la chiave per decifrare in pieno la personalità di Toscano, la ebbi quando conobbi da vicino la sua pittura, allora capii che quella attitudine a comprenderne i valori, coltivata certo alla scuola del grande Longhi, era quella soprattutto di chi aveva “le mani in pasta”, di chi la pittura la faceva con le sue mani. La sua appartenenza alla “Scuola di Spoleto” del periodo informale è un fatto storico. Poi la fulgida carriera di storico dell'arte ha reso Toscano senz'altro famoso e celebrato internazionalmente.

Io ed altri amici però, in questi anni, abbiamo spesso “rimproverato” Bruno di tralasciare troppo il suo antico mestiere di artista; certo, a fronte della sua importanza di studioso non c'è che da far tesoro della sua preziosa amicizia e godere della sua brillante conversazione, curiosa di tutte le umane attitudini al bello e al vero. Ma Bruno è pittore di straordinaria sensibilità: quando fa cantare “l'animale” poetico che è in lui, non erudizione ci regala nelle tracce dei suoi colori e delle sue forme, ma autentica poesia visiva, bagnata in un cromatismo non acceso ma trascolorante, in dialogo trasfigurato con il dato naturale, mai riferito tale e quale è percepito dagli occhi di tutti, semmai trasformato in puro avvenimento pittorico.

Per quanto portato allo stremo di una visibilità quasi disfatta, non è forse questo lo statuto fondamentale della pittura che la nostra storia artistica ci ha tramandato: cioè l'interpretazione della realtà attraverso il sentimento dell'artista nell'esaltazione del mezzo pittorico?

Quando Bruno mi ha mostrato gli acquarelli presenti in questa mostra e tutti di fattura recentissima, oltre a provare la gioia di essere testimone di una fioritura creativa di un uomo che ritrova tutta la freschezza che può avere anche un giovane pittore, ho ammirato certe nuove disposizioni spaziali che, pur nel piccolo formato, rendono lontananze e vicinanze di aria e oggetti e spazi, con minimi mezzi ma con massima efficacia. Che pura gioia visiva vedere una delicata pennellata celeste divenire montagna pur rimanendo tocco di pennello! Lievi pennellate sono cieli, orizzonti marini, ma anche oggetti, figure e a volte quasi astratte composizioni.
Tutto reso con poco, ma nella fiducia assoluta nel mezzo pittorico: la pittura esalta gli oggetti e gli oggetti permettono alla pittura di cantare.

Così, caro Bruno, come non posso sentirmi fratello in questa comune fiducia nell'antica ma sempre viva arte del dipingere! Per quanto dissimili nell'immaginario e nella filosofia dell'arte, coltiviamo ed amiamo un mestiere che nei secoli gli uomini hanno elaborato e tramandato e che sarebbe folle non continuare a praticare, anche dalle nuove generazioni, anche in barba ai riflettori mediatici, tutti puntati a dare luce a quell'arte contemporanea che Jean Clair ha definito essere ormai divenuta semplicemente uno…. Showroom!

Stefano Di Stasio